sabato 30 maggio 2009

TURISCALABRIA.IT CHIUSO PER FERIE.

"Turiscalabria.it" pagato a peso d’oro e poi sparito “Turiscalabria” costò 1.300.000 euro doveva essere in funzione per due anni. Arriva l’estate ma il portale della Regione dedicato al turismo non è più attivo
29/05/2009
di CHIARA SPAGNOLO

www.turiscalabria.it: la nuova frontiera del turismo calabrese inizia da questo indirizzo. Digitandolo ci si trova davanti il paradiso dell'aspirante turista pronto a partire per la Calabria: il nulla. Una pagina bianca. Una mancata connessione al server di riferimento, forse una pagina cancellata, un sito che non esiste più, nonostante la sua nascita sia costata un milione e trecentomila euro e la sua vita sia durata appena un anno e mezzo.
Certo, una pagina bianca non è il biglietto da visita ideale per l'assessorato regionale al Turismo nell'imminenza di una stagione estiva che quest'anno, grazie ad un miracoloso anticipo di bel tempo, potrebbe essere più lunga e produttiva del solito. Potrebbe, appunto. Potrebbe se il mare fosse pulito, se i servizi offerti ai vacanzieri fossero adeguati, se i viaggi per raggiungere le località più rinomate non fossero il solito infernale tour tra autostrade ad una corsia e statali della morte. Potrebbe se anche le istituzioni si mettessero d'impegno, concretizzando una strategia seria e a lunga durata e non arrivando all'estate, per l'ennesima volta, impreparate.
Non presentandosi al 29 maggio senza l'ombra di un sito istituzionale della Regione e del competente assessorato al Turismo. Una carenza non da poco, che certo non è compensata dalle decine di siti allestiti da amministrazioni provinciali e comunali, proloco, gal e associazioni di categoria, e che risulta ancora più paradossale alla luce della cifra che, neppure due anni fa, la Regione sborsò per la creazione di Turiscalabria.
All'epoca il referente regionale del Turismo era Nicola Adamo (nella foto) e fu proprio lui a presentare in pompa magna in nuovo portale, realizzato per il 90% con i fondi del ministero per le Attività produttive e per il restante 10% con finanziamenti regionali. «L'obiettivo - spiegò Adamo il 20 novembre 2007 - era riuscire ad andare oltre lo stereotipo del sole e del mare, mettendo in vetrina su internet il meglio di una regione capace di offrire
bellezze naturali, culturali e archeologiche».
Il portale, nelle intenzioni manifestate in conferenza stampa, avrebbe dovuto essere la “porta d'accesso” del resto del Mondo alla Calabria. Ma solo nelle intenzioni. Nella realtà è stato qualcosa di molto diverso. Forse un grande bluff, di certo un argomento controverso di discussione tra gli operatori turistici calabresi, che da quel portale non hanno mai ottenuto alcun vantaggio.
Stando agli accesi confronti che, subito dopo la presentazione si aprirono su vari blog, infatti, il portale aveva diverse pecche, a partire dalla mancata conformità alle specifiche del W3C (World wide web consortium)) l'organizzazione internazionale che redige gli standard riguardanti il web e le linee guida da seguire per la realizzazione di siti accessibili e usabili, passando per una serie di genericità relative agli itinerari enogastronomici o alle modalità da seguire per arrivare in Calabria, e finendo alla mancanza di un servizio di booking on line, che consentisse la prenotazione di pacchetti vacanza, la verifica della disponibilità nelle strutture ricettive, il confronto dei costi e dei servizi.
Sostanzialmente il portale era una scatola vuota. Che produceva risultati del tutto sproporzionati rispetto all'enorme quantità di soldi pubblici spesi per battezzarlo. 1.366.899 euro, per l'esattezza, il costo dell'appalto, aggiudicato alla Alos Comunication Srl, capogruppo dell'Ati costituita con la Acrobats soc. coop. - Estrocal Srl - Mercury srl, così come spiegato sul supplemento straordinario del Burc del 16 febbraio 2006. Il progetto, in realtà partì molto tempo prima grazie ad un bando ministeriale del 2003, che coinvolgeva Calabria e Basilicata, ma si concretizzò soltanto a fine 2007.
Nel novembre, per l'esattezza, quando l'Ati affidataria si impegnò a costituire una redazione permanente, responsabile del reperimento delle informazioni e del costante aggiornamento del sito, a fornire l'analisi e la mappatura delle attività turistiche della regione, a contattare gli operatori turistici sottoponendo loro interviste e questionari.
Inoltre l’Alos comunication si impegnò a registrare e mantenere, per almeno due anni, il dominio web prescelto. Considerato che l'operazione andò in porto nel novembre 2007, è facile calcolare che due anni non sono ancora trascorsi.
E che l'impegno preso dalla società affidataria con la Regione è ancora valido. Ovvero che il portale dovrebbe essere attivo, con tanto di redazione che lo aggiorna costantemente per fornire ai potenziali turisti quante più informazioni possibile. L'indirizzo www.turiscalabria.it, invece, rimanda ad una pagina bianca. Il turismo, in fondo allo Stivale, si fa così. Lasciando tutto all'immaginazione degli aspiranti viaggiatori. Con buona pace di quel milione e trecentomila euro spesi per allestire il portale che doveva essere la porta d'accesso del Mondo alla Calabria.

sabato 16 maggio 2009

DIPINTI AD OLIO SU TELA.


Qualche dipinto giovanile.

La passione per la pittura, anzi per il disegno giunge in età scolare.
Ricordo i primi schizzi (sgorbi!?!), con le lezioni impartitemi dal compianto Pasquale Mastroianni.

Eravamo negli anni 70, seconda o terza elementare, dovevamo rappresentare un accaduto alquanto triste e traumatico; un ragazzo trovò un ordigno bellico che gli dilaniò una mano.

Alle medie ci fù il corso pomeridiano di pittura, rammento ancora gli schizzi imbarazzanti di nudo. Infine negli anni 80, con le estemporanee di pittura, insieme a Goffredo Bloise; autodidatta come me, e al Maestro Rocco Regina.

La prima e unica personale che è al mio attivo, è del 1997; "Una mostra per gli amici. 20 lavori di pittura".

Per quanto fatto, mi ritengo molto soddisfatto, riscuotendo anche un ottimo successo.

venerdì 1 maggio 2009

CITTA' DI CASTELLO. Storia di un Paese.



Città di Castello rappresenta il centro più abitato e importante dell'Alta Valle del Tevere, fondata sulla riva sinistra del suddetto fiume presumibilmente agli inizi del I millennio a.C. dagli Umbri che la denominarono Tiferno.

Intorno al III secolo a .C., dopo essere stata assoggettata dai Romani, prese il nome di Tifernum Tiberinum; due secoli più avanti divenne municipio romano, abbellito con edifici pubblici e templi da Gaio Plinio Cecilio Secondo, ovvero Plinio il Giovane.

La diffusione del Cristianesimo è legata alla figura di San Crescenziano, vissuto tra il III e il IV secolo e martirizzato sotto Diocleziano, lo stesso che incluse la città nella provincia Tuscia et Umbria sotto la diretta amministrazione romana.
Divenne sede vescovile tra la fine del IV e gli inizi del V secolo.

Dopo essere stata saccheggiata e distrutta per opera del goto Totila durante la guerra gotico-bizantina (535-553), la cittadina venne ricostruita dal Vescovo Florido verso il VII secolo assumendo prima il nome di Castrum Felicitatis e poi, a partire dal X secolo, quello di Civitas Castelli, dal quale derivò l'attuale Città di Castello.

La città venne organizzata in comune a partire dal 1100; durante l'epoca del libero Comune, essa venne divisa equamente in quattro rioni, ciascuno dei quali correlato alle quattro porte principali: Porta San Florido, Porta San Giacomo, Porta Santa Maria e Porta Sant'Egidio.
Ad oggi, invece, essi sono tre: Prato, il più antico, Mattonata, che include il Rione di Santa Maria, e San Giacomo.

Città di Castello passò in periodi successivi sotto il controllo di Perugia, degli imperatori e dei Papi; il papa Martino V decise di affidare la città al condottiero Braccio Fortebraccio da Montone; terminata la signoria dei Fortebracci, ebbero inizio battaglie tra potenti famiglie volte alla conquista del potere.
Tra i Fucci, i Tartarici e i Vitelli, solo questi ultimi ebbero la meglio e Città di Castello divenne signoria della famiglia Vitelli, sotto i quali la città ebbe un notevole sviluppo artistico e urbanistico (essa fu arricchita di eleganti palazzi, Chiese e monumenti; Raffaello, i Della Robbia, Luca Signorelli e molti altri artisti lavorarono per la città).

Durante il convegno di Senigallia del 1502, Vitellozzo Vitelli fu ucciso da Cesare Borgia, soprannominato Il Valentino, che si proclamò Duca della città; in seguito quest'ultima passò sotto la giurisdizione dello Stato della Chiesa fino alla fine del XVIII secolo.
Fu allora, infatti, che le truppe cisalpine entrarono in città, proclamando la Repubblica; ma l'anno successivo, più precisamente il 18 giugno 1799, essa venne occupata dagli Austriaci: il potere pontificio fu ristabilito e l'ordine fu riportato in città.

All'inizio dell'800 Città di Castello fu annessa all'Impero Napoleonico (1809-1814), mentre nel 1849 aderì alla Repubblica Romana; l'11 Settembre 1860, all'arrivo del generale Fanti a capo delle truppe piemontesi, entrò a far parte del Regno di Italia.

Nel corso del secondo conflitto mondiale, Città di Castello fu pesantemente colpita dai bombardamenti anglo-americani (ponti, fabbricati civili e industriali, acquedotti furono distrutti), ma scrisse anche una delle pagine più eroiche della Resistenza grazie al tenente Venanzio Gabbiotti, poi insignito della medaglia d'oro al valor militare, che, sollecito verso gli ideali di libertà, finì con l'essere assassinato dai Fascisti e dai Nazisti.