lunedì 31 agosto 2009

PIANETA DONNA.


Quando Dio creò la donna era già al suo sesto giorno di lavoro facendo pure gli straordinari.

Apparve un angelo e gli chiese:”Come mai ci metti tanto con questa?”

E il Signore rispose: “Hai visto il mio Progetto per lei?”

Deve essere completamente lavabile, però non deve essere di plastica, avere più di 200 parti muovibili ed essere capace di funzionare con una dieta di qualsiasi cosa avanzi, avere un grembo che possa accogliere quattro bimbi contemporaneamente, avere un bacio che possa curare da un ginocchio sbucciato ad un cuore spezzato e lo farà tutto con solamente due mani.”

L’angelo si meravigliò dei requisiti.

“Solamente due mani….Impossibile!

E questo è solamente il modello base?

E’ troppo lavoro per un giorno….Aspetta fino a domani per terminarla.”
“No lo farò!” protestò il signore. “Sono tanto vicino a terminare questa creazione che ci sto mettendo tutto il mio cuore…

Ella si cura da sola quando è ammalata e può lavorare 18 ore al giorno.”
L’angelo si avvicinò di più e toccò la donna.

“Però l’hai fatta così delicata, Signore”
“E’ delicata, ribatté Dio, però l’ho fatta anche robusta. Non Hai idea di quello che è capace di sopportare o ottenere”
“Sarà capace di pensare?” chiese l’angelo.

Dio rispose:

“Non solo sarà capace di pensare ma pure di ragionare e di trattare”
L’angelo allora notò qualcosa e allungando la mano toccò la guancia della donna…
“Signore, pare che questo modello abbia una perdita…”

“Ti avevo detto che stavo cercando di mettere in lei moltissime cose…
non c’è nessuna perdita… è una lacrima” lo corresse il Signore.
A che cosa serve una lacrima?” chiese l’angelo.

E Dio disse:

“Le lacrime sono il suo modo di esprimere la sua gioia, la sua pena, il suo disinganno, il suo amore, la sua solitudine, la sua sofferenza, e il suo orgoglio.”
Ciò impressionò molto l’angelo “Sei un genio, Signore, hai pensato a tutto. La donna è veramente meravigliosa”

Lo è!

Le donne hanno delle energie che meravigliano gli uomini.

Affrontano difficoltà, reggono gravi pesi, però hanno felicità, amore e gioia.
Sorridono quando vorrebbero gridare, cantano quando vorrebbero piangere, piangono quando sono felici e ridono quando sono nervose.

Lottano per ciò in cui credono.

Si ribellano all’ingiustizia.

Non accettano un “no” per risposta quando credono che ci sia una soluzione migliore.
Si privano per mantenere in piedi la famiglia.

Vanno dal medico con un’amica timorosa.

Amano incondizionatamente.

Piangono quando i loro figli hanno successo e si rallegrano per le fortune dei loro amici.

Sono felici quando sentono parlare di un battesimo o un matrimonio.

Il loro cuore si spezza quando muore un’ amica.

Soffrono per la perdita di una persona cara.

Senza dubbio sono forti quando pensano di non avere più energie.

Sanno che un bacio e un abbraccio possono aiutare a curare un cuore spezzato.

Non ci sono dubbi però… nella donna c’è un difetto:

Ed è che si dimentica quanto vale.

mercoledì 26 agosto 2009

IL SOLE HA POCHE MACCHIE, GLI ESPERTI SI INTERROGANO.


Il fenomeno non sta seguendo i soliti cicli. E c'è chi pensa che possa accadere quello che successe tra il 1645 e il 1715, quando in Europa e in Nord America si verificò una "piccola era glaciale"
di LUIGI BIGNAMI



E' davvero un Sole anomalo quello che splende nel cielo di questi ultimi anni. Un Sole che sembra non volersi risvegliare dal suo ultimo ciclo di macchie solari che aumentano e diminuiscono a cicli della durata media di 11 anni. L'ultimo massimo si ebbe nel 2001. Il successivo era quindi atteso attorno al 2012. Ma se le cose continuano come in questi mesi, quel massimo potrebbe slittare di molto e le fosche previsioni di catastrofiche tempeste magnetiche per il 2012 sfumare nel nulla.

Il motivo è presto detto. Da quando il numero di macchie solari ha raggiunto il minimo, attorno al 2007-2008, non si è visto il ritorno all'aumento nel loro numero che ci si aspettava per la fine del 2008 stesso. Ad oggi, 24 agosto 2009, sono 44 i giorni consecutivi durante i quali il Sole non ha mostrato alcuna macchia. Ai primi di luglio infatti, un gruppo di macchie denominate con la sigla "1024" aveva fatto pensare a un ritorno all'attività, ma dopo la loro breve apparizione, il Sole è tornato completamente privo di macchie.

A questi fatti si aggiungono altre statistiche che pongono gli astronomi sul "chi va là". Dall'inizio del 2009, anno in cui le macchie solari sul Sole dovrebbero essere ormai numerose, il numero di giorni in cui la stella ne è apparsa priva è di 186, che corrisponde al 79% del totale dei giorni dell'anno. Dal 2004 i giorni senza macchie risultano 697, quando, mediamente, il numero di giorni privi di macchie durante una fase di "minima attività" si aggira attorno ai 485. Vi è poi un ultimo dato: il 2008 ha registrato 266 giorni senza macchie, per trovare un anno con un dato superiore a questo bisogna risalire al 1913, quando furono 311.

Le macchie solari sono una regione del Sole dove la temperatura - di circa 5.000 gradi - è inferiore rispetto a quella circostante - di circa 6.000 gradi - e per questo appaiono più scure, ma al contrario in loro prossimità è molto più intensa l'attività magnetica. Ed è proprio l'intenso campo magnetico correlato alle macchie solari a bloccare il flusso di calore proveniente dalle profondità della stella. Senza attività magnetica, dunque non ci sono macchie solari.

Bill Livingston e Matt Penn del National Solar Observatory di Tucson (Arizona, USA), in un lavoro apparso sull'ultimo numero della rivista scientifica Eos, dimostrano che da alcuni decenni a questa parte i campi magnetici delle macchie solari si stanno notevolmente indebolendo. I due ricercatori stanno rilevando il loro valore dal 1992 e ciò che appare è estremamente evidente. Spiega Livingston: "Dal 1992 ad oggi il valore è sceso da circa 3.000 gauss (l'unità di misura della densità del flusso magnetico) a 2.100, raggiungendo anche il valore di 1.900 nel 2007". Anche se i due scienziati sono certi dei valori registrati, è comunque ancora troppo presto per giungere a conclusioni, certo è che se si estrapolano i loro dati si scopre che il campo magnetico delle macchie solari dovrebbe scomparire del tutto entro poche decadi.

E se così fosse? Potrebbe accadere quello che avvenne tra il 1645 e il 1715, un periodo diventato noto come "Minimo di Maunder". In quell'arco di tempo le macchie divennero estremamente rare, ma quel che è interessante è il fatto che in quel periodo in Europa e in Nord America si verificò la "Piccola Era Glaciale", un arco di tempo tremendo per la sopravvivenza della popolazione di mezzo mondo per il freddo che scese sul pianeta.

Troppo presto per giungere a drammatiche conclusioni, anche perché non è tardi per tenere sotto controllo continuo la stella della vita.

lunedì 17 agosto 2009

COME NACQUE L'INNO DI MAMELI ?




Ascesa e declino di «Fratelli d'Italia», tra critiche e tentativi di rivalutazione.

Umberto Bossi è tornato ad attaccare «Fratelli d’Italia». Ma quando e come è nato il nostro inno nazionale?

Nell’autunno del 1847, Goffredo Mameli scrisse il testo de «Il Canto degli Italiani».
Scartò quasi subito l’idea di adattarlo a musiche già esistenti e il 10 novembre lo inviò al maestro Michele Novaro.
Un suo amico, Carlo Alberto Barilli, anni dopo ricordò «una sera di mezzo settembre» del 1847, quando, a Torino, nella casa di Lorenzo Valerio, «fior di patriota e scrittore», entrò un nuovo ospite, il pittore Ulisse Borzino, che avvicinò Novaro con un foglietto che aveva in tasca: «To’, te lo manda Goffredo». Novaro, raccontò Barilli, lesse e si commosse.
Scrisse di getto la musica e l’inno debuttò il 10 dicembre, quando sul piazzale del Santuario di Oregina fu presentato ai cittadini genovesi. Suonava la banda municipale di Sestri Ponente «Casimiro Corradi». C’erano trentamila persone. Impararono il testo e lo cantarono insieme.
Da allora, venne esibito in ogni manifestazione. Durante le 5 Giornate di Milano gli insorti lo intonavano a squarciagola. Le autorità cercarono di evitarlo, considerandolo eversivo per via della ispirazione repubblicana del suo autore. Ma non ci riuscirono.
E allora pensarono di censurarne l’ultima parte, la più dura contro gli Austriaci.

È vero che già all’inizio divise l’opinione pubblica? A chi piacque soprattutto?

L’inno aveva dei limiti artistici, tanto che persino Giuseppe Mazzini, amico di Mameli, gli chiese di scriverne un altro.
L’avrebbe musicato Giuseppe Verdi e avrebbe dovuto diventare la Marsigliese della nuova Italia.
Il risultato, però, pare sia stato catastrofico: la più brutta musica scritta da Giuseppe Verdi su un testo che poi non aveva appassionato nessuno.
Invece, il «Canto degli Italiani» non era un capolavoro, ma era piaciuto alle masse popolari e continuò a piacere. Dopo la dichiarazione di guerra all’Austria, persino le bande militari lo suonarono senza posa, tanto che il Re fu costretto a ritirare ogni censura dal testo.
E fu proprio intonando l’inno di Mameli che i Mille di Garibaldi partirono per la conquista dell’Italia meridionale.
La presa di Roma del 1870 fu salutata dai cori dei patrioti che lo cantavano accompagnati dagli ottoni dei bersaglieri. E alla fine fu proprio Giuseppe Verdi a considerarlo come l’inno nazionale quando lo inserì, accanto alla Marsigliese e a «God Save The Queen», nell’«Inno delle Nazioni», da lui composto in occasione dell’Esposizione Universale di Londra, nel 1864.


E quale fu la sua storia dopo il Risorgimento?

Per tutta la fine dell’800 e oltre, «Fratelli d’Italia» rimase molto popolare, anche se osteggiato dai Savoia: per il regno l’inno ufficiale era la «Marcia Reale».
Ma già nella guerra libica del 1911-12 le parole di Mameli erano di gran lunga quelle più diffuse fra tutti i canti patriottici vecchi e nuovi.
E la stessa cosa accadde durante la Prima Guerra Mondiale. Dopo la Marcia su Roma assunsero grande importanza i canti fascisti.
Quelli risorgimentali furono tollerati fino al 1932, quando il segretario del partito Achille Starace vietò qualunque canto che non facesse riferimento al Duce o alla Rivoluzione fascista. In seguito, nelle cerimonie ufficiali della Repubblica Sociale, però, venne intonato assieme a «Giovinezza». Il governo italiano, dopo l’8 settembre, aveva adottato come inno «La leggenda del Piave». Finita la guerra, il 14 ottobre 1946, il Consiglio dei ministri acconsentì all’uso «provvisorio» dell’inno di Mameli come inno nazionale, anche se alcuni volevano confermare «La leggenda del Piave», e altri avrebbero preferito «Va’, pensiero». Quella decisione non diventò, però, mai definitiva.

Chi era Goffredo Mameli?

È la splendida figura di un eroe romantico.
Un giovane affascinante, dallo sguardo intenso e dai tratti gentili e regolari. Aveva preso da sua madre, una nobildonna bellissima, che aveva fatto palpitare pure il cuore di Giuseppe Mazzini, assieme a quello di quasi tutta Genova.
Goffredo discendeva da una stirpe di marinai soldati, figlio di un comandante di nave da guerra. Diventò poeta a 15 anni e guerriero a 21. Morì in battaglia giovanissimo, a 22 anni, avvolto nella nuvola degli eroi. Lui è quello che rappresenta: il romanticismo, il patriottismo, la poesia che fiorisce sull’azione. Si batte nella campagna del ’48, è al fianco di Garibaldi, e dalla città eterna scrive a Mazzini: «Venite, Roma, repubblica».
Muore buttandosi in una battaglia a cui non doveva partecipare.
Potrà non piacere come poeta, ma come uomo era onesto, fiero e coraggioso.

Quali sono le critiche più diffuse all’inno di Mameli?

«Fratelli d’Italia» non ha avuto solo la Lega fra i suoi grandi critici. Prima degli Anni 90 la sinistra non lo amava per niente.
Piaceva solo alla destra, perché era il simbolo della Patria.
Poi, con Bossi, si fece strada l’idea di sostituirlo con il verdiano «Va’, pensiero», del Nabucco.
Persino Antonio Spinosa lo accusò di essere un canto maschilista.
Invece, lo difese a spada tratta il presidente Carlo Azeglio Ciampi che riuscì persino ad affidare le sue note a grandi maestri come Abbado e Accardo, per rivalutarne l’immagine.

domenica 16 agosto 2009

IL 15 AGOSTO DI 40 ANNI FA LA GRANDE EPOPEA DI WOODSTOCK


Oltre 500mila ragazzi nella conca di Bethel.
Festa di musica e libertà con gli idoli del rock all'apice della cultura hippy.

Oggi quei ragazzi sono padri di famiglia prossimi al pensionamento, forse nonni, di certo con una vita più convenzionale e «borghese» di quella predicata, e praticata, allora.
Molti di loro sono diventati persone importanti, parte di quel «sistema» che da giovani avevano cercato di abbattere. Il mondo in cui vivono non è quello per cui avevano lottato, i loro nipoti del '68 e di Woodstock forse non hanno neanche sentito parlare.
Eppure dello spirito di quegli anni, che proprio a Woodstock conobbe la sua più alta espressione artistica e sociale e, quasi inevitabilmente, l'inizio del suo declino, non tutto sembra essere perduto.

Prova ne sono le numerose iniziative nate per celebrare il quarantesimo anniversario dell'evento, come i libri in uscita quest'estate, gli innumerevoli speciali televisivi che le tv di tutto il mondo stanno offrendo in questi giorni e, non ultimo, il prossimo film del maestro Ang Lee, «Taking Woodstock».

Alla vigilia di quella tre giorni destinata a passare alla storia, nessuno prevedeva che 500 mila persone avrebbero invaso i campi di una fattoria di Bethel, a nord di New York, per assistere a un festival nato come una pura iniziativa commerciale.

Gli stessi organizzatori si attendevano non più di 50mila spettatori, e tra i giornali solo il «New York Times» inviò un reporter a seguire l'evento.

Il 14 agosto, il giorno prima che il festival iniziasse, una folla oceanica si riversò nel luogo del concerto, dove si sarebbero esibiti tra gli altri Joe Cocker, Janis Joplin, i Who, Carlos Santana e per ultimo, il giorno dopo la chiusura ufficiale del festival, Jimi Hendrix, salito sul palco la mattina del 18 agosto.

Il festival fu teatro di due nascite, due morti per overdose, e piogge inattese che crearono un mare di fango. Nulla però riuscì a rovinare lo spettacolo, esempio non più superato dello spirito hippie della generazione dei «baby boomer».

Il festival di Woodstock si svolse all'apice della diffusione della cultura hippie, che voleva riunire con «three days of peace and music» («tre giorni di pace e di musica») ma fu anche l'ultima grande manifestazione del movimento, che da allora si diffuse sempre più pure fuori dagli Stati Uniti, dove era nato, ma senza la coesione che avevano permesso negli anni '70 eventi come il Monterey Pop festival, la Summer of Love a San Francisco e, appunto, il festival di Woodstock.

L'idea del concerto era di Michael Leigh, un hippie che aveva nel curriculum il Miami Pop Festival del '68, esaltante sul piano musicale e disastroso su quello finanziario. L'ambizione quella di Artie Kornfeld, uno che a 21 anni era diventato il vicepresidente della Capitol Records. I soldi quelli di Joel Rosenman e John Roberts, due giovani decisi a far fruttare le loro eredità a sei zeri.

Questa era la «Woodstock Ventures», nata con il duplice progetto di creare nella località agreste della provincia newyorkese (già frequentata da artisti, hippie e freak) da un lato una sala di incisione, dall'altro un festival musicale con numeri ben più consistenti di quelli delle numerose kermesse che, dal Monterey Pop Festival in poi, animavano le metropoli occidentali.

Nella primavera del 1969 la «Woodstock Ventures» affittò per 10 mila dollari il Mills Industrial Park, un'area di 1,2 km² nella contea di Orange, dove avrebbe dovuto svolgersi il concerto. Alle autorità locali era stato assicurato che non si sarebbero radunate più di 50 mila persone, ma gli abitanti si opposero subito all'iniziativa. All'inizio di luglio fu varata una nuova legge locale, per cui sarebbe occorso un permesso speciale per ogni assemblea di più di 5 mila persone. Infine, il 15 luglio il concerto fu definitivamente vietato con la motivazione che i servizi sanitari previsti non sarebbero stati a norma. La nuova e definitiva location diventò Bethel, della contea di Sullivan, una cittadina rurale 69 km a sud-ovest di Woodstock. Elliot Tiber, il proprietario del motel «El Monaco» sul White Lake a Bethel, si offrì di ospitare il festival in una sua tenuta di quindici acri. Tiber aveva già ottenuto un permesso dalla città per il «White Lake Music and Arts Festival», che sarebbe stato un concerto di musica da camera. Quando si accorse che la sua proprietà era troppo piccola per Woodstock, presentò gli organizzatori a un allevatore, Max Yasgur, che accettò di affittare loro 600 acri (2,4 km²) per 75 mila dollari.

La notizia del concerto che si preparava fu annunciata da una radio locale già prima che i promotori e Yasgur lasciassero il ristorante dove si erano accordati, fatta trapelare da alcuni lavoratori del locale. Altri 25 mila dollari furono pagati come affitto a proprietari confinanti per ingrandire il sito del festival.

Il terreno di Yasgur formava una conca naturale digradante verso lo stagno Filippini a nord. Il palco fu costruito alla base del rilievo, con lo stagno sullo sfondo. Lo stagno sarebbe diventato un luogo molto amato dai partecipanti, che vi facevano il bagno svestiti. Nel corso dell'organizzazione dei «Tre giorni di pace e musica» i compromessi non mancarono.

Bill Graham, titolare del celebre Fillmore East di New York, pretese di entrare nel business. Abbie Hoffman, leader del Movimento americano volle un cospicuo obolo per le attività dei suoi militanti. In fatto di scelte artistiche, non mancarono gli inviti respinti. Il sogno proibito di Leigh sarebbe stato portare i Beatles a Woodstock ma la band aveva da tempo sospeso l'attività live ed erano sull'orlo dello scioglimento.

Un primo timido contatto tra il giovane organizzatore e John Lennon si arenò di fronte alla richesta di Lennon che rispose che avrebbero suonato solo se fosse stata invitata pure la Plastic Ono Band, il gruppo di Yoko Ono.

Gli organizzatori lasciarono perdere, visto che la Plastic Ono Band non era conosciuta e non era all'altezza degli altri gruppi.

Bob Dylan era in corso di trattative, ma si tirò indietro in occasione della malattia di un figlio, e infastidito dalla confusione che si stava creando intorno a casa sua, che si trovava proprio nel villaggio di Woodstock. Avrebbe partecipato al secondo festival dell'isola di Wight, che si tenne pochi giorni dopo (il 30 e 31 agosto, Dylan suonò il 31), anche insieme ad alcuni artisti che si erano appena esibiti a Woodstock.

I Doors si stavano riprendendo da un periodo di guai con la legge, dovuti soprattutto alla presunta oscenità delle esibizioni di Jim Morrison, che comunque, anche sotto l'influenza di alcool e droghe, aveva dato agli ultimi concerti un'aria esacerbata e convulsa. Dopo lo «scandalo» del concerto di Miami, a marzo, annullarono tutti gli altri spettacoli in programma, e non presero in considerazione l'ipotesi di partecipare al festival, anche per il fastidio di Morrison a cantare in grandi spazi aperti.La tre giorni di Woodstock vide oltre 500 mila presenze che fecero impallidire i dati di qualsiasi altra manifestazione musicale precedente.

La gran parte del pubblico entrò senza fare il biglietto perchè, come all'epoca sosteneva qualcuno, «l'arte non si paga». Le mancate entrate, tuttavia, sarebbero tornate con gli interessi a distanza di qualche anno, prima con il lancio del film documentario sull'evento, poi con la pubblicazione dei cinque album che raccoglievano le migliori esibizioni.

giovedì 13 agosto 2009

LA BIRRA FA BENE ALLE OSSA.


La birra protegge le donne dalla fragilità ossea.

E' quanto emerso da uno studio condotto da alcuni ricercatori spagnoli pubblicato sulla rivista "Nature", che hanno scoperto come le donne che bevono con regolarità la birra hanno ossa più forti, con rischio inferiore di sviluppo di osteoporosi.

La ricerca è stata compiuta analizzando lo stile di vita e le abitudini alimentari di 1.700 donne sane con età media di 48 anni.

Le ‘cavie', successivamente, sono state sottoposte ad una scansione delle mani con ultrasuoni per verificare la densità ossea.

Sorprendenti i risultati: le donne che hanno assunto regolarmente la birra avevano le ossa più consistenti.

Il tutto è dovuto al fatto che la bevanda ha un contenuto di silicio che facilita la formazione di nuovo materiale osseo, rallentando contemporaneamente il processo di erosione e decalcificazione delle ossa.

Inoltre la birra è ricca di estrogeni di origine vegetale che aiutano a mantenere le ossa sane.

domenica 9 agosto 2009

ANNIVERSARIO NAGASAKI, IL SINDACO CHIEDE BANDO ALLE ARMI NUCLEARI.


64 anni fa seconda bomba atomica Usa, tre giorni dopo Hiroshima
Tokyo, 9 ago. (Ap) -

In occasione del 64esimo anniversario della bomba atomica sganciata dagli americani su Nagasaki, il sindaco della città giapponese ha lanciato un appello per un divieto globale delle armi nucleari "Noi, esseri umani, siamo di fronte ad un bivio", ha dichiarato Tomihisa Taue nel discorso pronunciato alle 11.02 locali, ora alla quale la bomba al plutonio americana rase al suolo la città, il 9 agosto 1945, uccidendo 80.000 persone.

"Se una strada ci può portare verso un mondo senza armi nucleari, l'altra ci porterà verso l'annientamento e ci farà soffrire un'altra volta come per la distruzione di Hiroshima e Nagasaki sessantaquattro anni fa".

L'attacco su Nagasaki avvenne tre giorni dopo quello su Hiroshima, costato la vita a 140.000 persone.

Dopo l'attacco atomico americano il Giappone capitolò il 15 agosto, mettendo fine alla Seconda guerra mondiale.

giovedì 6 agosto 2009

Giappone, Hiroshima ricorda morti nel 64mo anniversario bomba.



Il sindaco: "Aboliamo armi atomiche", sosteniamo proposte Obama
Hiroshima, 6 ago. (Apcom)

- Solenne cerimonia oggi a Hiroshima per il sessantaquattresimo anniversario del primo attacco atomico della storia, che fece centinaia di migliaia di morti.
Circa 50mila persone, tra cui anche dei sopravvissuti della bomba sganciata dagli Stati Uniti, si sono radunate presso il monumento dedicato alle vittime.
Alla cerimonia hanno partecipato anche il premier giapponese Taro Aso e i rappresentanti di una sessantina di Paesi.
Alle 8.15 (ora locale, l'una e un quarto del mattino in Italia), il momento esatto dell'attacco, i presenti si sono alzati in piedi e hanno pregato in silenzio.
Il sindaco di Hiroshima, Tadatoshi Akiba, ha colto l'occasione per invitare la comunità internazionale a sostenere il presidente americano Barack Obama nella sua proposta di abolizione delle armi nucleari.
"L'abolizione delle armi nucleari ha il sostegno non solo degli 'hibakusha' (i sopravvissuti della bomba atomica), ma anche della maggioranza dei popoli e delle nazioni di questo pianeta", ha detto Akiba.
"Noi siamo la grande maggioranza del mondo e ci qualifichiamo come Obamaggioranza, e chiediamo al resto del mondo di unirsi a noi per eliminare tutte le armi atomiche entro il 2020".
Negli ultimi giorni della Seconda guerra mondiale (il conflitto era già terminato in Europa), il bombardiere americano B-29 Enola Gay sganciò la bomba atomica su Hiroshima. La città giapponese fu rasa al suolo e morirono circa 140mila persone.
Tre giorni dopo un nuovo ordigno fu sganciato su Nagasaki, dove morirono altre 80mila persone.
Il 15 agosto il Giappone si arrese.
(con fonte Afp)

lunedì 3 agosto 2009

SOLO UN OCCHIO ESPERTO SA DECIFRARE LE LETTERE DELLA PAROLA "CREMALBA"



Le mutazioni ibride della “cremalba”

In una società che non ha ancora compreso che cosa sia esattamente l’evoluzionismo, è necessario sperimentare lo spirito di Charles Darwin in ambiti più domestici.

C’è chi invoca le mutazioni genetiche tra il Maggiolino e la NewBeetle; altri ancora trovano che frammenti di DNA collegano la famosa Olivetti Lexikon 80 del designer Nizzoli al Programma 101, il primo personal computer: italiano come il suo progettista Pier Giorgio Perotto. Ma sarebbero esercizi troppo eruditi, anche in tempi di celebrazioni mondiali del design.

In un cantuccio nascosto di un vecchio armadietto della cucina della nonna, non più frequentata ormai da più di vent’anni si trova ancora un lacerto impolverato di un involucro, metà cartaceo, metà di stagnola. Solo un occhio esperto riesce a decifrare le lettere che compongono un titolo: “cremalba”. Si andava nel pomeriggio, di nascosto, dalla nonna che dispensava (e spalmava) una crema burrosa e dolce.

Inizialmente era bianca, dal sapore di vaniglia, poi apparvero le mutazioni ibride, con presenza sempre più invadenti di un cioccolato che era fatto con le nocciole. D’inverno la si spalmava sul pane raffermo, d’estate, quando era in funzione il frigidaire la si spezzava a barrette, quasi fosse una tavoletta.

Come molti altri “alimenti” dava dipendenza e si rischiava di esaurirne la scorta, definitivamente.

Chi la ricorda per averla sperimentata di persona, sa bene che da essa, per successive mutazioni, è nata la “nutella”.

domenica 2 agosto 2009

STRAGE DI BOLOGNA: LA VICENDA GIUDIZIARIA.



BOLOGNA - Per la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 (85 morti e 200 feriti) dal 1995, con sentenza della Cassazione, è diventata definitiva la condanna all'argastolo del secondo processo di appello per Francesca Mambro e Valerio 'Giusva' Fioravanti, ritenuti gli esecutori materiali del delitto.

Condannati a 10 anni per depistaggio Licio Gelli e Francesco Pazienza, a otto anni e cinque mesi Pietro Musumeci, a sette anni e un mese Giuseppe Belmonte, gli ultimi due ufficiali del Sismi. Infine condanna per banda armata a Mambro, Fioravanti e altri due due neofascisti, Gilberto Cavallini e Egidio Giuliani.

Nel 2007 è arrivata la conferma della condanna a 30 anni per Francesco Ciavardini, altro militante di estrema destra processato a parte perché nel 1980 aveva appena 17 anni.

Mambro e Fioravanti, che hanno ammesso altri reati loro imputati e per i quali hanno avuto altre pesanti sentenze, hanno sempre negato di aver messo la bomba alla stazione di Bologna. Ora usufruiscono del regime di semilibertà. Dal 2005 è stata aperta dalla Procura di Bologna una inchiesta bis nata dalle emergenze della Commissione Mitrokhin. Riguarda la presenza in città, la notte tra l'1 e il 2 agosto, del terrorista tedesco Tomas Kram, legato al gruppo dello 'Sciacallo' Carlos.

Quest'ultimo, sentito in Francia, dove è detenuto dal pm Enrico Ceri, ha fatto scagionato Kram dicendo che la strage "é roba della Cia". Il predecessore di Cieri nell'inchiesta, Paolo Giovagnoli, aveva sentito anche Francesco Cossiga, in particolare sull'intervista data al 'Corriere della Sera' in cui parlava della matrice palestinese della strage di Bologna. Attuata - secondo il presidente emerito - con esplosivo che non doveva essere utilizzato in Italia, trasportato e scoppiato casualmente e involontariamente in stazione.


fonte: ANSA.IT